GRUPPO ZOLA PREDOSA 1°
ASSOCIAZIONE ITALIANA
GUIDE E SCOUTS D'EUROPA
CATTOLICI

Solo Scautismo: niente di più, niente di meno
Home Branco della Candida Luna Riparto E Halteclere Contatti Foto Circolari e Notizie

Informazioni generali

Cos'è lo Scautismo
Chi siamo

Chi sono i lupetti

Chi sono gli esploratori

Per i genitori
Genitori alla scoperta dello Scautismo

 

Il nostro Gruppo

Dove siamo
Branco della Candida Luna

Riparto Halteclere

Circolari e notizie
Foto

Come contattarci

 

Storia e curiosità
Baden-Powell

la croce della FSE

Scout e cavalieri
Il distintivo regionale
Le Aquile Randagie

 

Links

La nostra associazione

La Chiesa di Bologna

Comune di Zola Predosa

Pro Loco di Zola Predosa

 

 

 

 

 

Il distintivo regionale dell’Emilia-Romagna

 

La storia

Il distintivo Regionale che gli Scout d'Europa dell'Emilia-Romagna portano sulla manica destra dell'uniforme rappresenta uno scudo bianco caricato di un galletto rosso. La sua origine risale alla fine degli anni ’40, quando nell’ASCI si trasferirono i distintivi regionali dalle spalline – dove si rovinavano velocemente a causa degli spallacci dello zaino – all’attaccatura della manica dove ancor oggi si portano.

Allora Emilia e Romagna erano regioni separate e quest’ultima comprendeva i gruppi scout della parte orientale della regione (coprendo quasi per intero il territorio dell’antica Legazione Pontificia delle Romagne) con sede del Commissariato a Bologna.

Il distintivo scelto raffigurava uno scudo contenente un galletto rosso in campo blu sovrastato dalla scritta ROMAGNA, che fu mantenuto poi anche dopo la fusione dei due Commissariati, variando solo la scritta in EMILIA-ROMAGNA.

Gli scout dell'Emilia portavano uno scudo con i colori e i simboli degli stati preunitari:
bianco/azzurro e l'aquila degli Estensi di Modena, giallo/blu e i gigli dei Borboni di Parma.

L'altra associazione scout cattolica presente in regione - l'AGESCI - porta ancora il distintivo con i colori originali.

   

Il significato

Il galletto, che ancora oggi è uno dei simboli tradizionali della Romagna, veniva un tempo raffigurato comunemente sulla Caveja.
Le origini della caveja sono molto antiche trattandosi di uno strumento legato all'attività agricola e, in particolare, all'utilizzo del carro trainato da buoi. La funzione d'uso della caveja era quella di bloccare il giogo (portato da due buoi) al timone di aratri, carri, erpici, evitando al timone stesso di slittare in avanti nel caso di un brusco rallentamento.

Alla caveja venivano riconosciuti anche significati e poteri magici e propiziatori.
Fra gli altri quello di placare i temporali. Proprio per questo portava raffigurato un galletto, animale il cui canto era ritenuto di buon auspicio. In estate, al tempo delle messi, i contadini, all'arrivo di un temporale, per scongiurare il pericolo di danni, innalzavano la caveja e accompagnavano il tintinnio degli anelli col canto "Novli, novli, andè lunten!" (Nubi, nubi, andate lontane!).

Il Gallo è poi da sempre uno dei simboli cristiani, perché con il suo canto accompagna il sorgere del sole (Gesù) e il ritirarsi delle tenebre (il Male).

In questo indovinello romagnolo sono riassunti i principali tratti del gallo: il fiero re del pollaio.

Ajò agl'el e an so cardilen,
purto la berba e an so capuzen,
purto lo sprono e non so cavaglier,
betto li ore e non so campaner


(Ho le ali e non son cardellino, porto la barba e non son cappuccino, porto lo sperone e non sono cavaliere, batto le ore e non son campanaro).

Nella foto si può vedere una caveja raffigurante un galletto all’interno di uno scudo, proprio come nel nostro distintivo, conservata nel Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna di Santarcangelo di Romagna.

Una curiosità

Oltre alle tradizioni popolari anche un altra cosa merita di essere ricordata: nell’800 a Bologna esisteva un’istituzione che si occupava dell’assistenza e dell’istruzione dei ragazzi poveri, che venivano chiamati “Speranzini”.
Nell’ondata di entusiasmo suscitata dai moti risorgimentali, gli Speranzini – animati anche da giovanile voglia di “menare le mani” – costituirono un corpo armato che combattè a Velletri nel 1849, inalberando come vessillo proprio un galletto rosso in campo blu!
Quand’ero esploratore il mio Capo Gruppo ci raccontava che il suo bisnonno fu sul campo come ufficiale degli Speranzini.... ma questa è ormai quasi preistoria!

Medit