Il
distintivo regionale dell’Emilia-Romagna
La
storia
Il distintivo Regionale che
gli Scout d'Europa dell'Emilia-Romagna portano sulla manica
destra dell'uniforme rappresenta uno scudo bianco caricato
di un galletto rosso. La sua origine risale alla fine degli
anni ’40, quando nell’ASCI si trasferirono i distintivi
regionali dalle spalline – dove si rovinavano velocemente
a causa degli spallacci dello zaino – all’attaccatura della
manica dove ancor oggi si portano.
Allora Emilia e Romagna erano regioni separate e quest’ultima
comprendeva i gruppi scout della parte orientale della regione
(coprendo quasi per intero il territorio dell’antica Legazione
Pontificia delle Romagne) con sede del Commissariato a Bologna.
Il distintivo scelto raffigurava uno scudo contenente un
galletto rosso in campo blu sovrastato dalla scritta ROMAGNA,
che fu mantenuto poi anche dopo la fusione dei due Commissariati,
variando solo la scritta in EMILIA-ROMAGNA.
Gli scout dell'Emilia portavano
uno scudo con i colori e i simboli degli stati preunitari:
bianco/azzurro e l'aquila degli Estensi di Modena, giallo/blu
e i gigli dei Borboni di Parma.
L'altra associazione scout cattolica presente in regione
- l'AGESCI - porta ancora il distintivo con i colori originali.
Il
significato
Il galletto, che ancora oggi
è uno dei simboli tradizionali della Romagna, veniva
un tempo raffigurato comunemente sulla Caveja.
Le origini della caveja sono molto antiche trattandosi di
uno strumento legato all'attività agricola e, in
particolare, all'utilizzo del carro trainato da buoi. La
funzione d'uso della caveja era quella di bloccare il giogo
(portato da due buoi) al timone di aratri, carri, erpici,
evitando al timone stesso di slittare in avanti nel caso
di un brusco rallentamento.
Alla caveja venivano riconosciuti anche significati e poteri
magici e propiziatori.
Fra gli altri quello di placare i temporali. Proprio per
questo portava raffigurato un galletto, animale il cui canto
era ritenuto di buon auspicio. In estate, al tempo delle
messi, i contadini, all'arrivo di un temporale, per scongiurare
il pericolo di danni, innalzavano la caveja e accompagnavano
il tintinnio degli anelli col canto "Novli, novli,
andè lunten!" (Nubi, nubi, andate lontane!).
Il Gallo è poi da sempre
uno dei simboli cristiani, perché con il suo canto
accompagna il sorgere del sole (Gesù) e il ritirarsi
delle tenebre (il Male).
In questo indovinello romagnolo
sono riassunti i principali tratti del gallo: il fiero re
del pollaio.
Ajò agl'el e an so cardilen,
purto la berba e an so capuzen,
purto lo sprono e non so cavaglier,
betto li ore e non so campaner
(Ho le ali e non son cardellino, porto la barba e non son
cappuccino, porto lo sperone e non sono cavaliere, batto
le ore e non son campanaro).
Nella foto si può vedere una caveja raffigurante
un galletto all’interno di uno scudo, proprio come nel nostro
distintivo, conservata nel Museo degli Usi e Costumi della
Gente di Romagna di Santarcangelo di Romagna.
Una
curiosità
Oltre alle tradizioni
popolari anche un altra cosa merita di essere ricordata:
nell’800 a Bologna esisteva un’istituzione che si occupava
dell’assistenza e dell’istruzione dei ragazzi poveri, che
venivano chiamati “Speranzini”.
Nell’ondata di entusiasmo suscitata dai moti risorgimentali,
gli Speranzini – animati anche da giovanile voglia di “menare
le mani” – costituirono un corpo armato che combattè
a Velletri nel 1849, inalberando come vessillo proprio un
galletto rosso in campo blu!
Quand’ero esploratore il mio Capo Gruppo ci raccontava che
il suo bisnonno fu sul campo come ufficiale degli Speranzini....
ma questa è ormai quasi preistoria!
Medit