A
proposito di educazione... |
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L’educazione,
priorità umana e personale
L’educazione oggi è “la” grande questione aperta;
una questione da affrontare con urgenza perché fondamentale
per la vita personale di ciascuno dei nostri giovani, ma
anche per tutta la comunità nella quale viviamo.
La situazione odierna ci ricorda – talvolta in maniera drammatica
– che esiste un vuoto forte e preoccupante nell’ambito dell’educazione
della persona. Quello che manca è un’educazione alla
realtà che apra la mente dei giovani ai desideri,
ai bisogni ed alle passioni più profonde del loro
cuore: solo questa attenzione può portare i giovani
ad affrontare la realtà con protagonismo e vera libertà,
in modo da perseguire con rinnovato slancio le proprie aspirazioni
e costruire un futuro pieno di soddisfazioni e felicità.
Parlare di educazione – secondo un’idea a me cara – significa
parlare di “introduzione alla realtà totale”, al
significato che hanno le cose; significa coltivare lo spirito
critico, vale a dire la capacità di giudizio e la
creatività. Nonostante la crisi di valori e le critiche
che quotidianamente vengono fatte ai giovani d’oggi (basti
pensare agli episodi di bullismo tra ragazzi o gli episodi
“a luci rosse” accaduti in diverse scuole), si è
perso di vista il vero orizzonte dell’educazione: al contrario,
nelle scuole e nelle famiglie – ma anche in quasi tutti
gli ambiti della nostra società – si coltivano solo
i vecchi stereotipi di perbenismo e seriosità.
Educazione non significa solo buone maniere, formazione,
addestramento, od istruzione: educazione è innanzitutto
l’attività attraverso la quale si trasmette un’esperienza
di vita, si comunica il rapporto con la propria storia,
si mettono in gioco i fattori fondanti di una civiltà
a partire dal rilancio complessivo di ogni singola persona.
L’importanza
dell'educazione per la società ed il Paese
Quel che c’è in gioco oggi, dunque, è il destino
di una generazione, il destino di tutta la società
di domani.
Solo dall’educazione può nascere un vero investimento
sulla persona: solo partendo dal riconoscimento della sua
centralità in tutti i processi culturali, economici
e sociali, capaci di
produrre senso, valore, qualità della vita e prospettive
positive per le nuove generazioni.
Dall’educazione dipende lo sviluppo e la crescita di ogni
paese e di tutto il continente. Il nostro compito – il compito
di ciascuno di noi, politica ed istituzioni comprese – è
quindi quello di liberare le energie emergenti dal tessuto
sociale, favorendo tutte le espressioni originali del nostro
territorio: per questo occorre investire per valorizzare
i soggetti che educano, per dare ai nostri talenti – in
particolare quelli giovani – gli strumenti per esprimersi
appieno.
Il
contributo dell’esperienza scout
In questo contesto, l’esperienza degli scout rappresenta
un tassello importante di quel mosaico di realtà,
istituzioni ed associazioni che fanno dell’educazione la
loro vocazione primaria.
Attraverso il percorso nato e cresciuto dall’intuizione
di Baden-Powell, milioni di ragazzi e ragazze hanno potuto
trovare la loro strada per crescere, imparando a conoscere
e rispettare alcuni valori fondamentali (condivisione, attenzione
all’essenzialità,comunione, uguaglianza, unicità
della persona, rispetto dell’autorità riconosciuta);
ma, soprattutto, hanno fatto esperienza di una compagnia
umana forte e coinvolgente capace di sostenere nella vita
quotidiana.
In questa esperienza vi sono alcuni aspetti che mi hanno
colpito particolarmente e sui quali
trovo una forte condivisione:
-
quello proposto dallo scautismo è un percorso impegnativo
nel quale i giovani possono
essere aiutati a sviluppare un senso critico attraverso
il confronto costante con i propri pari e con l’autorità:
è questa un’esperienza di apertura all’alterità
di chi ci sta vicino, che diventa fondamentale bagaglio
da portare nella vita quotidiana;
-
la proposta è quella di un percorso educativo il
più possibile completo, che parte dal bambino
per portarlo alla maturità: il tempo della partenza,
del commiato dal gruppo, segna il momento nel quale il
giovane decide di staccarsi dall’ambito nel quale è
cresciuto per portare ciò che ha imparato e ciò
che è diventato nella società;
-
sotto questo aspetto, anche i simboli utilizzati (come
la divisa o la “promessa”) costituiscono la professione
pubblica di un impegno preso, la testimonianza libera
e consapevole della scelta
che si è fatta …;
-
l’esperienza scout può contare sulla forte originalità
della propria proposta, fuori dagli schemi, semplice e
diretta: la vita spartana, la vicinanza alla natura, lo
stare in gruppo sono espressione
di una modalità che mira a scardinare il giovane
dall’indifferenza frutto della routine, novità
che donano la possibilità di guardare con occhi
diversi – talvolta eroici – la quotidianità;
-
tutti i valori proposti passano attraverso la relazione
con la natura, intesa come spunto per il riconoscimento
di una struttura della realtà che è data,
che non creiamo noi e che è paradigmatica per l’apertura
alla vita in tutte le sue forme;
-
le canzoni scout che anche io ho cantato sono l’espressione
di un popolo vivo ed esprimono lo stupore di un’intensa
apertura alla realtà in tutti i suoi aspetti, uno
spirito di scoperta di cui c’è molto bisogno;
-
l’esperienza degli scout inoltre è per statuto
estranea a qualsiasi orientamento politico,
in modo da lasciare libertà e, al tempo stesso,
richiamare ad un impegno in questo senso: distacco dunque,
ma non indifferenza; libertà dalle influenze ideologiche
e impegno per
il bene comune.
Di
fronte a questi aspetti – che rappresentano solo una piccola
parte di tutto il patrimonio scout – non si può che
ringraziare per l’opera ed il servizio che lo Scautismo
offre anche in Italia, una grande ricchezza da riconoscere
e valorizzare che merita lo spazio adeguato al fianco delle
altre esperienze educative.
Conclusioni
…
Concludendo questo mio breve intervento, desidero dunque
ringraziare tutti coloro che fanno parte del movimento scout
italiano per la loro testimonianza, in particolare gli educatori.
Col vostro impegno rendete visibili e concrete le parole
che il generale Douglas Mac Arthur disse ai cadetti di West
Point nel 1945:
“La giovinezza non è un periodo della vita, essa
è uno stato dello spirito.Voi resterete giovani fino
a quando resterete ricettivi. Ricettivi di tutto ciò
che è bello, buono e grande. Ricettivi al messaggio
della natura, dell’uomo e dell’infinito”.
Roberto
Formigoni
Presidente della Regione Lombardia
Intervento
in occasione del convegno per il Centenario dello Scautismo,
ripreso
dal numero 4-2007 della rivista
RS Servire
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